Palazzo comunale Palazzo comunale

Palazzo comunale (19)

L'antica dimora dei Dodici difensori del popolo, comunemente chiamata "La Sala delle Sette Virtù" era il luogo dove venivano prese le decisioni per la guida del libero comune dopo la morte di Federico II. Gli affreschi furono realizzati tra la fine del Trecento e del Cinquecento grazie all'apporto delle più importanti famiglie della città.

Palazzo Comunale

Di rilievo lo stemma Minirbetti, attribuito a Agostino di Duccio, noto scultore del rinascimento toscano e la Vergine che allatta il bambino circondata dalle Virtù teologali e cardinali, (che dà il nome alla sala) opera di Cenni di Francesco di Ser Cenni e che fu commissionata da un vicario appartenente alla famiglia fiorentina dei Guicciardini nel 1393.

Il settecentesco salone d'ingresso al primo piano del palazzo è oggi adibito a Sala del Consiglio Comunale. Affrescato nel 1928 dal canonico Francesco Maria Galli Angelini con gli episodi salienti e personaggi della storia cittadina tra cui ricordiamo:
Il novelliere sanminiatese Franco Sacchetti, già podestà della città alla fine del Trecento, scrisse proprio a San Miniato "Trecentonovelle", in uno stile che ricalca il parlato vivace dei popolani e dei borghesi. Alcune novelle sono dedicate a San Miniato.
Il Capitano Barone Mangiadori, esperto cavaliere che "col braccio e col consiglio potentemente cooperò alla vittoria di Capaldino ove combattè Dante" è ricordato in una lapide nella via dedicata alla sua famiglia. La battaglia è citata nel "Purgatorio" (V 85-129).
Il condottiero Francesco Sforza (San Miniato, 23 luglio 1401 - Milano, 8 marzo 1466) fu duca di Milano, il primo della dinastia degli Sforza.