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LXXI Festa del teatro: "Vangelo secondo Lorenzo" -dal 20 al 26 Luglio

a San Miniato, in centro storico, Chiesa di San Francesco.

alle ore 21,15

Lo spettacolo ripercorre la storia di don Lorenzo Milani seguendo le due stagioni della sua breve vita (Vita da Cappellano e Vita da Priore) che segnano i confini territoriali ove iniziò, proseguì e concluse il suo apostolato sacerdotale: Calenzano prima e Barbiana poi. Vangelo secondo Lorenzo traccia le vicende del Priore e di quanti gli furono accanto ripercorrendo le fondamentali tappe di snodo di quella vicenda umana, sociale e spirituale. A fronte del centinaio di personaggi che popolano il testo, la struttura dello spettacolo prevede la partecipazione di un attore, in ruolo fisso, a interpretare Lorenzo Milani e di undici attori a interpretare tutti gli altri personaggi. 5 bambini, anche essi in ruolo fisso, interpreteranno i ragazzi di Barbiana.
ATTO I - Vita da Cappellano(1947-1954)
Nell'immediato dopoguerra, c'è un paese da ricostruire.
Appena ordinato Sacerdote, a causa dei disordini procurati in Seminario, Lorenzo Milani crea imbarazzo alla Curia nella scelta della sede d'assegnazione al suo primo servizio pastorale. L'elemento è difficile da collocare, non gode di una buona nomea: troppo critico, troppo inflessibile, troppo radicale. Verrà destinato alla popolosa parrocchia di San Donato di Calenzano, in qualità di aiuto parroco. 
Calenzano è un distretto tessile alle porte di Firenze che ribolle di tensioni sociali, latenti o manifeste. Lo sfruttamento di fabbrica e del lavoro minorile sono la prassi. A Calenzano, don Lorenzo avvierà una Scuola Popolare per giovani operai e contadini, convinto che non si possa portar la parola di Cristo a chi non sa neanche leggere e scrivere. 
La sua missione diventa alfabetizzare il popolo di fedeli che Dio gli ha dato in carico; fornire loro, prima d'ogni altra cosa, l'istruzione civile e la coscienza dei propri diritti. Pretendere di evangelizzare gli analfabeti è commettere reato di plagio della credulità popolare, soprattutto se a farlo è un clero ignorante e filo padronale. Alla scuola avranno accesso tutti, parrocchiani e comunisti, atei e credenti, nessuno escluso.
A Calenzano, Lorenzo Milani toccherà con mano i problemi della manodopera sottosalariata e sfruttata e cercherà di fornire alla povera gente gli strumenti necessari per difendersi dai soprusi padronali. Le politiche industriali del paese sono ancora fortemente sperequative e giocano sulla linea d'ombra di connivenze d'interessi tra DC e industriali. Quei soprusi sono difficili da fronteggiare in assenza di un'azione organizzata e di un quadro normativo in difesa del lavoro. Inoltre, nell'arena internazionale, la guerra fredda polarizza in chiave fortemente ideologica il conflitto capitale-lavoro. E se la Santa Sede e la gerarchia cattolica scendono in campo con misure drastiche (scomunica papale dei comunisti), il basso clero e il mondo cattolico più sensibile ai temi della giustizia sociale, provano a destreggiarsi, agendo nel vivo d'una conflittualità sociale che spacca in due le comunità territoriali. 
Don Lorenzo, da sacerdote, attraverserà le calde competizioni elettorali del '51 e del '53, mal tollerando le ingerenze della Curia di Firenze che fa pervenire alle parrocchie le indicazioni di voto recepite dalla Santa Sede; si tratta di "consigli di voto" che i sacerdoti devono dispensare ai fedeli dal pulpito. Sarà rimosso da Calenzano e l'evento segnerà profondamente la sua vita. Inutili saranno i tentativi dei parrocchiani e del popolo di Calenzano di fronteggiare e ostacolare le disposizioni della Curia fiorentina. Per motivi di ordine sociale, Lorenzo Milani deve essere destinato ad altra parrocchia e allontanato dai problemi che ha sollevato a Calenzano.
Il giovane sacerdote pagherà con l'esilio quel suo adoperarsi a vivere con coerenza i principi di un evangelismo radicale.
ATTO II - Vita da Priore (1954-1967)
L'arrivo a Barbiana, piccolo gruppetto di case sparse sul Monte Giovi, sarà vissuto da Lorenzo come un esilio forzato, ma anche come una prova cui Dio lo sottopone nel disegno misterioso che ha in serbo per lui. Lorenzo è coerente e prosegue l'opera di educazione del popolo che ha avviato a Calenzano. Qui non ci sono gli operai di fabbrica ma i contadini, e i pochi ragazzini, loro figlioli, che Lorenzo va testardamente sottraendo alle stalle delle mucche e alle porcilaie, convincendo i parenti, bisognosi di quelle piccole braccia -forza lavoro necessaria al sostentamento familiare-, che di quei ragazzini se ne può fare altro. Sarà così che prenderà avvio uno dei più interessanti laboratori pedagogici dell'Italia del dopoguerra, che catturerà persino gli interessi contestatari del movimento sessantottino e poi, negli anni a venire, ispirerà formatori, insegnanti e riforme della scuola pubblica.
La scuola di Barbiana è una sorta di piccola repubblica dei ragazzi: si studia tutto il giorno, non ci sono pause ricreative, i più grandi insegnano ai più piccoli, non ci sono voti.
Ogni mattina si leggono i quotidiani e si commentano le notizie dal mondo. 
A Barbiana non si studia per sé, ma per esser utili alla collettività e questo vale per l'immediato e in prospettiva, quando i ragazzi, conclusa l'esperienza di Barbiana, andranno a costruirsi la propria vita portandosi dietro il bagaglio di quell'insegnamento d'amore per l'elevazione civile e sociali dei più deboli, che Lorenzo spera riversino nel mondo. 
Barbiana produce anche politica, nel senso più nobile del termine. I ragazzi partecipano ai grandi dibattiti che animano e dividono il paese. La Lettera ai cappellani militari sull'obiezione di coscienza, elaborato che don Lorenzo condivide con loro, nasce così, e produce l'effetto d'un sasso lanciato in un lago d'acqua stagnante. Lo scritto colpisce al cuore le tante contraddizioni in seno alla Chiesa, puntando il dito contro i cappellani militari che hanno stigmatizzato di codardia i primi obiettori di coscienza.
Sul terreno della laicità e dei diritti civili quel pamphlet fa schizzare in alto il livello del dibattito su pacifismo e libertà individuali. Lorenzo Milani finisce sotto processo con l'accusa di apologia di reato. Un prete alla sbarra nell'Italia dell'epoca! 
È allora che il resto d'Italia si accorge di quel che sta accadendo in quella piccola parrocchia sulla cima d'un monte e intellettuali e accademici di chiara fama prendono a salire sin lassù per andare a curiosare. Don Lorenzo in linea di massima li accoglie, con poche smancerie, com'è nella natura del suo fare antiretorico, ma chiede loro, in cambio di "quell'incursione", di pagare un "tributo culturale" rilasciando lezioni ai ragazzi di Barbiana. 
Ma occorre dismettere il lessico accademico e adeguarsi al linguaggio dei ragazzi. Barbiana ha le sue regole. Se si va lì, è per mettersi realmente al servizio. Essere organici alle esigenze d'una comunità di contadini dimenticati sulla cima d'un monte, richiede onestà intellettuale al sommo grado. 
A Barbiana, don Lorenzo pubblicherà anche il suo libro più noto, Esperienze pastorali, l'inchiesta sull'apostolato tra le classi povere e la condizione operaia che aveva avviato ai tempi di San Donato. Nelle intenzioni dell'autore, il libro è indirizzato al clero che deve interrogarsi profondamente, se vuole che la sua missione evangelica tra i poveri lasci anche un vigoroso segno sociale. Voluto allo scopo d'avviare un confronto interno alla chiesa, il libro sfugge di mano a don Lorenzo e diventa un caso editoriale, suscitando gli entusiasmi della stampa di sinistra e la deplorazione delle gerarchie vaticane: a Firenze vi è un pericoloso focolaio di contestazione ecclesiale che non si ha intenzione di tollerare. Lorenzo Milani non ne è che l'espressione concreta. Con decreto della Santa Sede, Esperienze pastorali viene ritirato dal commercio, in mezzo a un monte di polemiche. Il colpo duro farà male a don Lorenzo che nel frattempo si è già ammalato del linfogranuloma che lo porterà alla morte.
Gli ultimi anni di attività della scuola di Barbiana producono un'altra grande opera: Lettera a una Professoressa. Ora sono i suoi stessi studenti in prima persona, con la tecnica della scrittura collettiva, a lanciare un accorato grido d'allarme, di marca classista, contro quella scuola pubblica di stampo borghese, che pubblica non è affatto, se respinge gli ultimi, statisticamente figli di operai e contadini, per privilegiare solo i figli mollicci e viziati d'una piccola e media borghesia italiana interessata unicamente alla difesa dei propri interessi.
In una corsa straziante contro il tempo e la morte, Lorenzo, oramai malatissimo, farà di tutto, perché il libro-testimonianza dei suoi ragazzi venga accolto e valorizzato come si deve. Senza quasi riuscire più a reggersi in piedi, smuoverà le sue importanti conoscenze perché quell'opera lasci il segno che merita. Così sarà.
Lorenzo Milani morirà a Firenze a casa dell'amata madre, circondato dall'affetto dei suoi ragazzi. Con ultimo atto d'amore, fornirà loro testimonianza del mistero della morte d'un uomo, offrendo come un Cristo il suo corpo e gli ultimi suoi respiri ai loro sguardi attoniti e come fosse egli stesso un libro aperto. 
 

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