Giosuè Carducci e Mario Luzi Giosuè Carducci e Mario Luzi

A scuola con il nobel Giosuè Carducci e il grande poeta Mario Luzi

Ti presenti una mattina a scuola e ti ritrovi tra gli insegnati Giosuè Carducci, premio nobel per la letteratura, oppure Mario Luzi, il poeta.

Li unisce una cattedra di insegnante alle scuole superiori cittadine. Li divide quasi un secolo l'uno dall'altro.

Accadde tanti anni fa ad alcune classi di giovani studenti sanminiatesi. Tanti anni fa, ma il legame come il ricordo non è andato perduto.

Nel novembre 1856 Carducci inaugurava la sua lunga carriera di docente insegnando retorica nel Ginnasio di San Miniato al Tedesco, dove, con sue parole, spiegava "più Virgilio e Orazio, più Tacito e Dante", buttando "fuor di finestra gl'Inni sacri del Manzoni". E proprio in questo clima egli partecipava con fervore alle animate polemiche fra manzoniani e antimanzoniani, fondando con gli amici Giuseppe Chiarini (1833-1908), Giuseppe Torquato Gargani (1834-1862) e Ottaviano Targioni Tozzetti (1833-1899), la Società degli Amici Pedanti, impegnata nella difesa ad oltranza del classicismo e dei maggiori protagonisti della tradizione italiana, maestri di stile e di vita. Il 23 luglio 1857 vedeva la luce, all'insegna di questo programma, a S. Miniato, il primo libro del poeta: le Rime, dedicato a Giacomo Leopardi e a Pietro Giordani, pubblicato dalla tipografia Ristori.

luziLuzi tra l'autunno del 1941 e l'estate del 1942 ottenne l'incarico di insegnare latino all'Istituto Magistrale in città dove ebbe una ventina di allievi.

Vi tornò negli anni Cinquanta. Ce lo portarono i ricordi di quell'anno di insegnamento durante la guerra e l'amicizia ormai consolidata con lo scrittore sanminiatese Dante Giampieri, suo interlocutore a Firenze fino dagli anni Trenta. Nel 1954, dedico alla città e al suo animato mercato settimanale un racconto delicato e a tratti commovente.

Poi Luzi incontrò il teatro dello Spirito di San Miniato e nel 1979 fu messo in scena, per la regia di Orazio Costa, un suo lavoro: "Ipazia, il messaggero". Conobbe altri amici come gli artisti Dilvo Lotti, Luca Macchi e lo scrittore Luciano Marrucci. Fu socio dell'Accademia degli Euteleti e cittadino onorario della città dal 1994. La biblioteca cittadina porta il suo nome dal 2010.

Il Carducci ebbe invece problemi per le sue idee e fu anche espulso dalla città per la sua condotta.

Entrambi gli scrittori rimasero colpiti e affascinati dal territorio sanminiatese.

"Come strillavano le cicale giù per la china meridiana del colle di San Miniato al Tedesco nel luglio del 1857", annota Carducci in "Confessioni e Battaglie" riferendosi al frinire tipico di ogni estate calda.

Che continua nelle "risorse" di San Miniato al Tedesco: Prima una, due, tre, quattro, da altrettanti alberi; poi dieci, venti, cento, mille, non si sa di dove, pazze di sole, come le sentì il greco poeta; poi tutto un gran coro che aumenta d'intonazione e d'intensità co'l calore e co'l luglio, e canta, canta, canta, su' capi, d'attorno, a' piedi de' mietitori. Finisce la mietitura, ma non il coro. Nelle fiere solitudini del solleone, pare che tutta la pianura canti, e tutti i monti cantino, e tutti i boschi cantino: pare che essa la terra dalla perenne gioventù del suo seno espanda in un inno immenso il giubilo de' suoi sempre nuovi amori co'l sole. A me in quel nirvana di splendori e di suoni avviene e piace di annegare la conscienza di uomo, e confondermi alla gioia della mia madre Terra: mi pare che tutte le mie fibre e tutti i miei sensi fremano, esultino, cantino in amoroso tumulto, come altrettante cicale. Non è vero che io sia serbato ai freddi silenzi del sepolcro! io vivrò e canterò, atomo e parte della mia madre immortale.

Risponde Luzi con un'ode: ... Quasi dieci anni prima ero salito lassù per la prima volta lungo la serpentina che dalla provinciale monta lentamente sul poggio e s'innalza come un volo sulla pianura chiara, verde-azzurra fin dove i monti pisani e lucchesi non sfumano in grigio o violetto. La piccola città si allunga sul crinale e dall'altra parte si affaccia sulla valle dell'Elsa disseminata in lontananza di poderi e ville sui poggi mentre dai suoi margini estremi a sud-ovest guarda il più prezioso e desolato rincorrersi dei clivi verso le biancane di Volterra e della Maremma. Ma essa si apre soprattutto verso Pisa e l'occidente, e da quella parte riceve la gran luce che vibra o fumiga o languisce, ritta a tappe da sorrisi e da ombre, sul cammino ampio e fecondo dell'Arno ...

Questi scrittori si aggiungono a quel semenzaio di uomini illustri che hanno fatto la vita e la storia di San Miniato e di cui anche l'Ottocento e il Novecento sono ricchi.

Girando per la città, guardando in alto per scorgerne le lapidi ecco Pietro Rondoni, (San Miniato 2 ottobre 1882 - 4 novembre 1956) scienziato e maestro insigne che "dedicò ingegno operosità fervore d'indagine alla lotta contro il cancro allo studio delle malattie ereditarie e aprendo nuove vie alla scienza in ogni campo della biologia rese venerato il suo nome con prestigio dell'Italia."

Gioacchino Taddei, aveva ai primi del Novecento la piazza principale della città a lui intitolata (San Miniato, 29 marzo 1792 - Firenze,1860). "Fu uno dei primi medici di laboratorio italiani e valente chimico di idee patriottiche. Fu fondatore di una nuova cattedra nazionale per lo studio della chimica, salutato in patria e fuori d'Italia, come uno dei principi della scienza".

Pietro Bucalossi (San Miniato, 9 agosto 1905 - Milano, 15 marzo 1992) medico e politico, si trasferì a Milano nel 1934 presso l'Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori, divenne col tempo oncologo di fama internazionale, ricoprendo presso lo stesso istituto la carica di direttore dal 1956 al 1974 e poi di presidente. Fu tra i fondatori, nel 1956, del Giornale Internazionale di Chirurgia Toracica e nel 1970 venne nominato presidente della commissione incaricata della valutazione del cosiddetto siero Bonifacio.

Augusto Conti (San Miniato, 1822 - Firenze,1905) Fu filosofo cristiano, scrittore di pregio, pedagogista, collaborò con Raffaello Lambruschini al periodico La famiglia e la scuola. Il 31 marzo del 1869, per i suoi meriti letterari e scientifici, fu chiamato a sedere nel Collegio dei Residenti dell'Accademia della Crusca in seguito ne ricoprì più volte l'Arciconsolato. Fu il filosofo della bellezza, che definì stare fra il vero e il buono, e li collegava come il mezzo tra il principio e la fine. Ebbe stile classico e le sue opere a volte sono apprezzate più per l'eleganza della prosa che per il contenuto. A Firenze fu a lungo consigliere superiore della Pubblica Istruzione.

Augusto Piccini, chimico e scienziato, (San Miniato, 8 maggio 1854 - Firenze, 15 aprile 1905). Fu un "maestro paragonabile ai più celebrati".

Pietro Bagnoli (1764-1847) fu sacerdote e poeta. Scrisse il poema classicheggiante Cadmo e Orlando savio, poema cavalleresco in otto volumi.

Il suo legame personale con Leopoldo II fruttò alla città la Sottoprefettura. Favorì l'istituzione del Collegio degli Scolopi, fu professore di storia e belle lettere a Pisa. E poi lettere greche e latine all'Università di Pisa. Per i suoi buoni uffici San Miniato ebbe il tribunale di prima istanza, che fu istituito nel 1838. E' sepolto nella chiesa di San Paolo.

Nel suo Dizionario scritto a metà Ottocento, Emanuele Repetti annoverava, descrivendo la città, gli stabilimenti pubblici di pietà e di istruzione, la Compagnia della Misericordia, gli Ospedali riuniti, il Liceo, numerose chiese e monasteri, la diocesi di San Miniato e il seminario, dotato di un'antica biblioteca.

L'ambiente culturale cittadino, animato da nobili famiglie portò anche alla costituzione di altre accademie. Quella dei "Volontari di San Miniato" si occupò dell'acquisto e della gestione del teatro di via Fagognana di Sotto, inaugurando così una specifica attività che ha trovato più di recente un'ideale continuazione nel 1947, con l'istituzione del Dramma Popolare.